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MILANO, 14 gennaio 2005 - "Scusate se non ho la giacca e la cravatta, ma vengo direttamente dal campo. Ho tanto lavoro in questo periodo". Carlo Ancelotti ha il passo spedito del centrocampista che va in pressing e dell’allenatore che corre verso un sogno: entra in Gazzetta e se la gioca. "Non ci si può distrarre un secondo: ci siamo appena qualificati ai quarti di Coppa Italia e si deve già pensare all’Udinese avversaria in campionato. Non esiste pausa, siamo nel frullatore". E lui, nel frullatore, ci sta benissimo. Gli piace il calcio delle tensioni e delle pressioni, e lo vive sorretto da una calma e da una serenità che gli derivano dal carattere e dagli insegnamenti del suo primo grande maestro: Nils Liedholm. E’ per questo motivo che resiste, è per questo motivo che non vorrebbe mai allontanarsi dal campo e dal profumo dell’erba, lui figlio orgoglioso di una famiglia contadina. Discute per due ore di tattica e di tecnica, di avversari e di campioni, di programmi e di ambizioni, di arbitri e di moviola: mai una volta sopra le righe, mai una volta a voce alta. Carletto gioca la sua partita come gli capitava qualche anno fa: con la decisione e con la forza, ma anche con una grande dose di saggezza. Professa amore eterno al Milan ("se mi dicessero che questa è la mia casa per sempre, sarei ben contento di allenare qui a vita"), non dimentica Sacchi e la sua sfida a Madrid, distribuisce elogi a vecchi e nuovi leader. Da Dida a Maldini, da Crespo a Shevchenko, passando per Pirlo e Dhorasoo, per lui sono tutti fenomeni, i migliori del mondo. Normale che sia così.


— Ancelotti, doveva essere un gennaio favorevole per il Milan, invece per ora con la Juve i conti sono pari.
"Io spero soltanto che il Milan continui a esprimersi così. La carta che vogliamo utilizzare è questa: il gioco. Se teniamo questo ritmo, abbiamo chance di raggiungere la Juve".

— Si è reso conto che il Milan è più forte?
"Più forte non lo so, ma abbiamo molta qualità".

— Farà ancora molto turnover?
"Quando tornerà la Champions sarà necessario. E poi vedo che cambiando qualche giocatore il nostro assetto non cambia".

— Stam è tornato, per ora in coppa Italia. Le è piaciuto? "Sta bene, è pronto, giocherà anche in campionato".

— Dhorasoo si conferma a ogni partita.
"Ha faticato ad ambientarsi, ma ha qualità sorprendenti. Non è come Davids, Davids è più robusto".

— Crespo è la spalla ideale per Sheva?
"Crespo può giocare con chiunque, ha talento ed è generoso".

— Anche Sheva ormai è molto altruista. Troppo, forse.
"I gesti che ha fatto con il Lecce, l’assist per Crespo e poi per Tomasson, sono da grande leader. Non mi metterò certo a lamentarmi perché ora i miei attaccanti si cercano troppo".

— Il lancio di Dida, la trasformazione di Pirlo, l’affinarsi tecnico di Gattuso: a quale di queste sue operazioni è più affezionato?
"Io sono soddisfatto del rendimento di tutti i miei giocatori, e poi alla base di tutto c’è la loro buona volontà. Un allenatore vive di sensazioni e a volte le scelte sono frutto anche del caso: Dida ad esempio è stato fortunato, perché è entrato in scena in un momento in cui il titolare era Abbiati, ma si era fatto male, e poi il rendimento di Dida è stato talmente buono che il brasiliano non è più uscito".

— Cos’ha Dida più di Buffon?
"Non lo so, ma non so nemmeno cos’ha Buffon più di Dida. Il nostro portiere è più razionale, Buffon ha un talento immenso".

— Dida è il miglior portiere da quando lei è arrivato al Milan da giocatore, nel 1987?
"Il brasiliano è molto bravo, ma anche Giovanni Galli e Seba Rossi erano dei veri numeri uno".

— Torniamo al campionato. Contro la Juve e il Palermo, molto bel gioco e pochi gol.
"Lo so, l’estetica non basta, dobbiamo essere anche più concreti. Ma il Milan è fatto per giocare in un certo modo: abbiamo grandi palleggiatori".

— Il Milan in questi anni forse ha seguito un po’ il modello Real, cercando la via del bel gioco. Secondo lei qualcuno nel campionato italiano lo ha imitato?
"In Italia si gioca un bel calcio: dopo il Mondiale in Corea c’è stata più ricerca della qualità. Ma non per questo si deve abbandonare la nostra cultura di attenzione alla difesa".

— Eppure in Italia i difensori cominciano a mancare.
"Si gioca a zona fin da ragazzini, si è persa l’abitudine di insegnare a marcare, purtroppo. E’ vero, Maldini in vita sua non ha mai giocato a uomo, ma conosce perfettamente il concetto di marcatura".

— Andrebbe una sera al cinema con Zola e Baggio, voi tre da soli?
"Beh, li ho già incontrati più volte dopo i fatti cui vi riferite. All’epoca non volevo giocare con il trequartista, adesso gioco con quattro contemporaneamente, vedi come va il mondo. Ma quando stavo al Parma non avevo ancora l’esperienza per quel tipo di gioco. Comunque, Baggio come attaccante l’avrei preso.

— A proposito di trequartisti: Kakà sembra meno decisivo della stagione scorsa.
"Deve essere più preciso e più semplice nelle giocate, ma ad esempio rispetto a un anno fa è più continuo nell’arco della partita. Io sono soddisfatto di lui: che giochi bene o che giochi male, Kakà è il futuro del Milan".

— Da spettatore quali squadre le piacciono, oltre al Milan?
"L’Udinese, ma anche la Juve. In Europa, il Barcellona. Il Chelsea non mi fa impazzire, è una squadra molto cinica. Il Manchester United sta crescendo".

— Champions League, Juve-Real Madrid: per chi fa il tifo? "Per la Juve, perché più avanti va in Champions più possibilità ci sono che si stanchi e perda un po’ di terreno in campionato. Dunque il nostro interesse, al di là del fatto che si tratta di una squadra italiana, è che batta il Real e resti dentro la Champions; ma se mi chiama Sacchi gli dico che tifo Real".

— Domenica trovate l’Udinese, squadra in grande forma. "L’anno scorso ci ha battuti, due anni fa pure. Davanti sono molto bravi, però le manca Di Michele. Speriamo bene".

— Iaquinta è un giocatore da Barcellona?
"Sì. Forse è il giocatore che in questo scorcio di campionato è cresciuto di più. E’ del mio paese, Reggiolo, quindi gli devo fare un po’ di pubblicità; spero che domenica si ricordi che ho parlato bene di lui".

— Dove andrà quando smetterà di allenare il Milan?
"Se oggi mi dicessero, il Milan sarà sempre la tua casa, sarei felice. A me stare qui a vita andrebbe benissimo: non c’è altro posto dove possa sentirmi tanto a mio agio".

— Resterebbe a vita facendo l’allenatore o cambiando ruolo, diventando magari direttore tecnico?
"Non mi ci vedo. Mi piace troppo stare sul campo".

— E se le proponessero la Nazionale per il 2006?
"Il mio contratto con il Milan scade nel 2007, e poi in questo momento non cambierei mai la Nazionale con il Milan. Questo non significa naturalmente dire no alla Nazionale: è che ora sto bene col Milan, una squadra che ha iniziato un ciclo due anni fa, è giovane e può crescere ancora".

— Se fosse Galliani, sceglierebbe Pirlo o Ancelotti per il ruolo di regista?
"Un bel problema, lasciatemi pensare un po’. Dico che io e Pirlo assieme saremmo perfetti, a patto che lui faccia il braccio e io la mente".

— Che cosa rappresenta Pirlo per il Milan?"
In questo momento è il più bravo al mondo nel suo ruolo. E’ unico. Io ci ho giocato una vita in quella posizione, conosco ogni segreto, però Pirlo è stato bravo a reinterpretare il ruolo. Ci ha messo del suo. Ma se dribbla davanti alla nostra area, mi arrabbio parecchio e lui lo sa"». :)D)

— Si aspettava la rinascita di Seedorf?
"E’ un giocatore di talento, ha grandi qualità. Quando c’è stata la possibilità di prenderlo e Galliani me lo ha comunicato, non ci ho pensato un secondo: benissimo".

— Guardiamo in casa dei cugini: l’Inter può correre ancora per lo scudetto?
"Nel calcio ci sta tutto. Può rientrare in gioco, però non può permettersi di sbagliare. Ha due squadre davanti, non solo una".

— Nella stessa situazione, avrebbe reagito come Mancini e avrebbe risposto al tifoso che lo contestava?
"Non so, credo che sia meglio rimanere concentrati sulla partita. Quando ero a Parma, uno mi gridava sempre: "Cambia". Ma non ce l’aveva con me, perché ho scoperto che urlava "cambia" anche al mio successore Malesani".

— Che cosa pensa dei consigli di Berlusconi? Le danno fastidio?
"E’ giusto che un presidente esprima le proprie opinioni. I risultati nascono dal dialogo e dal confronto".

— L’ultima volta che ha parlato con Berlusconi?
"Prima di Milan-Lecce, il 6 gennaio. Aveva chiesto una goleada e l’abbiamo accontentato. Poi gli avevamo prospettato l’idea di seguirci a Palermo, lui non è venuto e ha pagato: abbiamo fatto 0-0". :)D)

— Maldini sta per arrivare ai vent’anni di serie A. "Grandissimo traguardo. Non so fino a quando giocherà, di certo non voglio essere io l’allenatore che deve dire a Maldini di andare in panchina. Credo che lui sia molto intelligente e capirà da solo quando è l’ora di smettere".

— Costacurta è l’altro senatore, l’altro simbolo che unisce il passato al presente.
"Anche se non gioca sempre, si è calato perfettamente nel ruolo. Lui e Maldini mi aiutano tantissimo nello spogliatoio perché sono punti di riferimento irrinunciabili".

— Tanti allenatori licenziati, che ne dice?
"Per un dirigente è difficile valutare il lavoro di un allenatore, e allora si finisce sempre con il giudicare in base al risultato. Se mi avessero licenziato alla Reggiana, alla mia prima stagione, forse sarebbe stata un’altra storia per me, ma anche per la squadra (la Reggiana di Ancelotti, nel ’95-96, conquistò la promozione dalla B alla A, ndr)".

— Arbitri sempre più in difficoltà, come aiutarli?
"E’ l’ora di tornare alla designazione. Forse sarebbero utili due guardalinee dietro le porte per giudicare se un pallone è dentro o fuori. Ma la moviola in campo no: c’è il rischio di spezzettare troppo il gioco. Penso che la cosa più importante sia quella di parlare il meno possibile di moviola. Gli arbitri italiani, a mio avviso, sono più bravi di quelli stranieri. Potrebbe essere utile dare la parola agli arbitri per spiegare certe situazioni".

— Com’è cambiato l’Ancelotti allenatore dall’inizio a oggi? "Sono più duttile, prima ero tatticamente più rigido. Gli aggiornamenti sono costanti: guardo cassette, ascolto pareri di collaboratori, leggo relazioni e riviste. E mi consulto con Tassotti, il mio vice. Quattro occhi vedono meglio di due: parliamo spesso in panchina, ci confrontiamo, riflettiamo su una sostituzione. E’ importante, questa collaborazione. Così come è importante l’aspetto psicologico nella gestione del gruppo. Purtroppo ci sono poche conoscenze sull’argomento".

— C’è un allenatore di A o di B con il quale ha un rapporto particolare?
"Al lunedì mi sento sempre con Carmignani: siamo amici da tanto tempo, siamo stati collaboratori di Sacchi quando Arrigo era commissario tecnico della Nazionale. Ma il tecnico che mi sta più simpatico è Mazzone, uno vero, sincero, che dice sempre quello che pensa".

— Quale partita vorrebbe rigiocare?
"Non ho dubbi: Perugia-Juventus, quella della pioggia.

— Con una vittoria magari avrebbe aperto un ciclo vincente con la Juve e non sarebbe arrivato al Milan.
"Allora non vorrei rigiocarla".

— Che ne pensa di Sacchi a Madrid? "Il ruolo di director de futbol è costruito su misura per lui. Lo ha fatto bene a Parma, quel lavoro".

— Tra gli attuali giocatori del Milan chi diventerà allenatore?
"Posso dire chi lo potrebbe fare bene. Costacurta senza dubbio. Pirlo pure. Maldini non lo vuole fare e ha ragione: così può invecchiare più lentamente. Inzaghi avrebbe le doti per riuscire. E Gattuso sarebbe un tecnico alla Cosmi".

— E lei dove vuole andare dopo il Milan?
"Il giorno che mi cacciano a calci sceglierei di andare in Spagna". — Lo ha detto a Sacchi?
"Lo sa già".

— Chiudiamo con la Champions League: il Manchester, prossimo avversario, è un brutto cliente.
"Bruttissimo. Ha ritrovato solidità difensiva e ora bisognerà vedere chi potrà recuperare per la doppia sfida contro di noi. L’Old Trafford è uno stadio dove torno volentieri".

— Chi sogna d’incontrare in finale?
"Il Barcellona".
 
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