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(please don't copy this text as I put quite some work in translating this piece!) if you need it, just send me a pm



It’s cold in the chair where the laziali come together, but nobody is aware of it. There’s something in the air, something strange, like something that is about to happen, something that has to happen. But what is it? It was a year ago, on a day just like this one, that Gigi Bigiarelli came to the idea of creating Lazio. Was that already a year ago? “Guys, this time we should start exercising a bit earlier. Maybe in March, as soon as the sun shines a bit longer”. From the background a shout; two players are quarreling again over a card game “always the same people!” “Exactly, they’ll never learn.”

How posessed and impatient is the air in the little room on Via Valadier n°6! Outside it’s snowing, the flocks are playing, floating and oscilating, increasing the incertainty in the air, and ultimately putting themselves quietly to sleep on the streets. Everything is white, is silent, is deserted. Who could be walking around in this kind of weather?

“May I enter?!”

They all turn around at once: curiously they all inquire into this unexpected guest, but noone has seen him before. “You are Lazio right?” How can a man react to such an unexpected situation? In a shy way, brutally, politely, ironically? Ancherani responds: “Ofcourse we’re Lazio. And who are you?” “My name is Bruno Seghettini, I’m a member of Racing Club Paris, I heard there was this sport society and I came here to ask you if you played football.”

The laziali look at eachother silently and interrogatively; they could understand eachother from the smallest gestures “Well”, starts Ancherani again, “we’ve never heard of this so-called ‘futballe’”

And that’s when Bruno Seghettini, member of Racing Paris, mysteriously took out a strange ‘wrapping’, at least that’s what it looked like to the laziali, who had never seen such a thing. It’s a ball, the first football ever seen in Rome. The laziali now gather around the strange visitor. “And how is the game played?” “And how is that thing made?” “Does it really bounce?” A joyful, feverish confusion.

“Hold on for a second”, shouts Seghettini, “hold on for a second, I’ll show you how it’s done”. He puts the ball in front of his feet at the extreme end of the room. The others all make place. He moves his leg backwards, moves it forward suddenly, puts his foot to the ball and a sudden blow brutally wakes everyone up out of their dreams. The glass of the window has been shattered!

“Excellent start!” shouts a member. But the majority, who wouldn’t even have reacted if the whole building would have collapsed, starts screaming and teasing Seghettini: “Pay the damage!” “Pay the damage”

The man from Paris is a bit disapointed, but the laziali cheer him up, and make a decision: to the Viale dell Milizie! And so they go with a lot of noise, like a flock of finches.

And so the scene repeats itsself: Seghettini puts the ball on the ground, takes a short run, moves his leg up, moves it downward, shots and… an unexpected and disapointing small cloud of snow flies up. The ball is still on the same place, motionless, immobile, ironically. The laziali are maybe asking themselves if the game consists of kicking or rather trying to avoid kicking the ball. But the misunderstanding results in an irrestistable laughter under the flocks of snow that sweetly wrap round, defend, bless the roman birth of the football game, in this January 1901, just a year after the foundation of the biancoceleste club.
 

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That's great, Aquila Belga, thx for putting so much work into it. :star:
 

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Hold on Kev, I enjoyed reading this aswell. :)
Really nice to read this as a matter of fact.

May I ask, where you got the original texture from then?
 

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Michel said:

May I ask, where you got the original texture from then?
Yeah, I wonder the same thing.

Great work, Kev ! :star:
 

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Discussion Starter #7
It comes out of the book 'Storia della Lazio' by Mario Pennacchia - published in 1969. I got this book from a friend's father :) here's the original text if you're interested:



Fa freddo nella sede, ma nessuno di questi ragazzi se n’accorge. C’è quasi nell’aria, ma non si afferra, il presentimento di qualcosa che deve, che sta per accadere. Ma che cosa? Fu l’anno prima, in un giorno come questo, che a Gigi Bigiarelli venne l’idea. Possibile che sia già passato un anno? “Ragazzi, stavolta dovremo cominciare ad allenarci un po’ prima. Magari a marzo, appena il sole si ferma un po’ di più”. Dal fondo un grido: ricorrenti imprecazioni di due giocatori che si sono fraintesi, hanno calato una carta inopportuna, hanno perduto la partita. “Siete sempre i soliti!” “E già, non imparano mai.”

Che frenesia e che impazienza aleggiano nella stanzetta con il numero sei di via Valadier! Fuori nevica, i fiocchi giocano, librandosi, oscillando, lievitando nell’aerea indecisione e finalmente si quietano sulla strada. Tutto è bianco, è silenzio, è deserto. Chi può mettersi in giro con un tempo come questo?

“Posso entrare? !”

Si voltano tutti di soprassalto: curiosi, si interrogano con gli occhi, ma nessuno ha mai visto quest’ospite improvviso. “Voi siete la Lazio, vero?” Come si può rispondere in situazioni così improvvise? Timidamente, spavaldamente, cordialmente, irosamente? Risponde Ancherani: “Certo che semo la Lazio. E tu chi sei?” “Io mi chiamo Bruno Seghettini, sono un socio del Racing Club di Parigi, ho saputo che c’era questa società sportiva e sono venuto per chiedervi se giocate al football.”

I laziali tornano a interrogarsi, a esplorarsi dentro con gli sguardi. Tanto ormai si capiscono da una sfumatura “Beh”, incalza ancora Ancherani “noi di questo futtballe non abbiamo mai sentito parlare.”

Ed ecco, come per uno sconvolgente gioco di prestigio, Bruno Seghettini, socio del Racing di Parigi, estrarre uno strano involucro dal niente: almeno così pare ai laziali, perché prima non gli avevano proprio badato. È un pallone, il primo pallone per il gioco del calcio mai visto a Roma fino ad un attimo prima. I laziali adesso scoppiettano intorno al visitatore. E come si gioca? E come è fatto? Ma sul serio rimbalza? Un’allegra, febbricitante confusione.

“Un momento” – proclama stentoreo Seghettini – “un momento: adesso vi faccio vedere”. Depone come un consumato mercante il pallone ai suoi piedi, ad un estremo della stanza. Gli altri si scansano tutti. Lui solleva una gamba, torna ad abbassarla di scatto, percuote con il piede il pallone e uno schianto improvviso richiama brutalmente tutti alla realtà. È saltato il vetro della finestra!

“Cominciamo bene!” borbotta un socio. Ma la maggioranza, che non s’accascerebbe nemmeno se crollasse il palazzo, si mette a strillare, sfottendo Seghettini: “Paga la pelota! Paga la pelota!”, che è poi un invito a pagare il danno, pronunciato con lo slogan che i laziali usano familiarmente quando uno di loro vince al totalizzatore che è abbinato al gioco della pelota basca, tanto di moda alla sferisterio della vicina piazza Cavour.

L’uomo venuto da Parigi è desolato, ma sono i laziali stessi che lo rincuorano, sicché si prende una decisione: tutti a viale delle Milizie! E vanno, come si leva un fremito, uno stormo di fringuelli.

La scena si ripete: Seghettini depone il pallone, stavolta prende un po’ di rincorsa, eccolo che alza la gamba, la riabassa, calcia e uno spruzzo di neve si leva inatteso e deludente. Il pallone sta sempre lì, fermo, immobile, irridente. I laziali forse cominciano a chiedersi se il gioco consista nel colpire o piuttosto nell’evitare colpire il pallone. Ma l’equivoco si risolve in una risata irresistibile sotto i fiocchi che dolcemente avvolgono, proteggono, benedicono la nascita romana del gioco del calcio, in questo gennaio 1901, appena un anno dopo la fondazione del club biancoceleste.
 
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